PROGETTO OLTRE

– la mia vita normale –

Giornata sulle disabilità

 Nel 2017 il Gruppo Culturale I Cünta Sú ha presentato al coordinamento del Centro Diurno Disabili di Cologno Monzese il “PROGETTO OLTRE – la mia vita normale -“. Progetto a tutt’oggi in atto.

Scopo del progetto è stato ed è ancora quello di raccontare la normalità ovvero il quotidiano vissuto nel CDD dalle persone con disabilità intellettive (che chiameremo sempre ospiti), dagli educatori e da tutto il vasto mondo che gli ruota attorno e ne è parte integrante (volontari, parenti, genitori degli “ospiti”, personale delle pulizie ecc.).

Calarsi nel CDD, essere accolti e sentirsi parte del loro mondo è stato quasi un atto naturale. Dopo un primissimo momento necessario alla reciproca conoscenza, non abbiamo vissuto grandi difficoltà. Anzi, potremmo dire l’opposto! 

Quello che da subito è apparso evidente è stata la straordinaria corposità di un microcosmo ben organizzato, scandito da attività immutabili e non. Come l’ora di ingresso, l’uscita, i pasti, le pratiche giornaliere sia degli ospiti che degli educatori, ma anche ricco di progetti pilota, laboratori e momenti socializzanti, svolti sia nel Centro stesso che fuori.

Un mondo variegato, che ha preso il via in forma embrionale molti anni fa e che è andato evolvendosi, spesso tra grandi difficoltà, grazie alla volontà e determinazione di bravi educatori, associazioni e istituzioni illuminate che ne hanno permesso la realizzazione e la crescita nella continuità.

Ma l’aspetto più straordinario, che di fatto cattura il visitatore, è l’atmosfera che vi si respira.

Fin da subito, la sensazione che si prova è di sentirsi in un luogo pacato, che esprime serenità, dove gli ospiti si sentono a loro agio e di conseguenza, liberi di esprimersi, ognuno a modo suo, in un linguaggio articolato, fatto di suoni e di gestualità più o meno coordinata, libera, priva di ipocrisia. Interlocutore è l’intero Centro, senza distinzioni, ma con pari rispetto. Un interagire tra essere umani, dediti alle varie attività quotidiane senza mai avvertire o generare condizioni di inferiorità o di incomprensione.

In un simile luogo la disabilità viene vissuta dal singolo ospite non come incapacità ma come prerogativa, un particolare modo di essere, di esprimersi attraverso una propria soggettività.

Insieme agli altri ospiti, non sentendosi affatto anomalo, vive se stesso per quello che realmente è, ovvero un essere umano tra altri esseri umani e quanto esprime, nel suo soggettivo modo di esprimere, ne ha tutte le caratteristiche.

E’ Il punto di vista che viene ad essere spostato. L’ospite, il disabile, non si sente e non viene visto come persona inaffidabile, incapace perché, all’apparenza, “strana”.

Emergono aspetti e desideri universali, comuni a tutti gli esseri umani.

Desideri affettivi, di amicizia, di sogni per il futuro, di voglia di ridere, di apparire belli e spesso, molto spesso, il tutto è accompagnato da un profondo senso di dignità.

In un ambito in cui la comunicazione acquista aspetti così ampi ed eterogenei, dovuti alla normale presenza di impedimenti di ordine sia fisico che mentale, ci si abitua a convivere con altre normalità, si impara a conoscerle, a capire al di là dell’aspetto solo esteriore, in una comunicazione fatta non solo di parole ma anche di espressioni e gesti.            

Nell’interagire ci si rende conto di quanta umanità ci viene restituita.

E si può imparare; possiamo ritrovare quella naturalezza nei rapporti, quell’arguta schiettezza che molto spesso ammiriamo nei bambini. Quel naturale bisogno di essere, esistere con un proprio spirito e corpo, essere amati, e amare, senza ipocrisie. Cose che noi tutti abbiamo, ma che spesso la vita di ogni giorno ci costringe a seppellire.

Dunque, uno dei temi centrali è la conoscenza reciproca. Conoscere per capire, per non fermarsi agli stereotipi, per non isolare e non essere isolati.

“Gli eroi sono tutti giovani e belli” recitava una canzone di Guccini e, in effetti, quando non si conosce, fermarsi all’apparenza può diventare un atto spontaneo. Limitando la conoscenza agli stereotipi, viene poco spontaneo pensare che dietro una faccia all’apparenza piegata in modo innaturale ed una bocca poco diritta e ricca di bava, possa nascondersi una persona lucida, attenta e capace. La cosa non è sempre vera, ovvio, ma neppure è detto che una simile prerogativa sia solo appannaggio di chi possiede un fisico in armonia con i canoni estetici del momento.

Conoscenza reciproca che vuol dire integrazione, sinergia, ma anche maggiore serenità per il futuro. Si pensi allo stato d’animo di quei parenti o genitori che hanno a cuore il futuro dei loro cari con handicap, alla paura di lasciarli un domani soli in un mondo che non li conosce. Ma anche a chi, dopo una vita vissuta nella normalità, si ritrova alle soglie di un futuro incerto perché affetto da malattie come l’alzheimer. L’incapacità di saper accettare il futuro.  

La “Giornata sulle disabilità” si terrà il prossimo 11 Maggio nella chiesa sconsacrata di Cologno Monzese, situata nella centralissima passeggiata pedonale.

Nasce su proposta de I Cünta Sú in collaborazione con il CDD e la Rete delle Associazioni di Cologno e vuol essere un momento di libero scambio di idee tra esseri umani, un raccontarsi sui temi della disabilità, con foto, filmati, piece teatrali e interventi, dove i protagonisti saranno persone con e senza disabilità, al lavoro, insieme.               

La giornata è volutamente allargata, in modo trasversale, a tutte le disabilità proprio perché il vero protagonista rimane l’essere umano. E se di certo un handicap, di qualsiasi natura esso sia, non sarà mai motivo di gaudio, è pur sempre vero che chi ne è colpito resta uomo, con pari diritti e dignità.

Non basta dimostrare che chi ha un handicap è comunque capace di traguardi straordinari al pari dei cosiddetti normodotati, la cronaca, anche quella sportiva, ce lo dice quotidianamente. Quello che forse ancora manca è una sensibilità che accomuna, in ogni situazione. Conoscere per meglio costruire un mondo sempre più a misura di tutti.

Gruppo Culturale “I Cünta Sú”