[di Adriana Giannini]

IL ROMANZO DI CATULLO

di

Rinaldo De Benedetti

Capita di incontrare Catullo proprio negli anni di liceo in cui si è più disposti ad apprezzarlo; finalmente una boccata di aria fresca in mezzo a tanti autorevoli, ma irrimediabilmente sorpassati autori latini. Perché Catullo è un poeta che senza mezzi termini mette in versi proprio quello che ogni giovane pensa: “Viviamo e amiamo, non ascoltiamo i brontolii dei vecchi”. E usa parole così comprensibili e vicine a noi da sembrare dette ieri e non più di duemila anni fa; all’amante chiede: “Da mi basia mille, deinde centum, dein mille altera, dein secunda centum, deinde usque altera mille, deinde centum…..” e  per svergognare un paio di ex amici rivali in amore di uno dice che ha un caprone sotto le ascelle e di un altro che si sbianca i denti con il proprio piscio.

Sarebbe però sminuire un poeta colto e sensibile come Catullo ricordare, come tende a fare la maggior parte degli studenti, solo questi aspetti più leggeri e divertenti della sua poetica. Nella sua breve vita – morì a soli trent’anni – conobbe grandi entusiasmi e delusioni, tragedie come la morte del fratello, successi letterari e amorosi, tradimenti, solitudine e malattia. Su tutte queste vicissitudini scrisse mirabili composizioni un centinaio delle quali sono arrivate sino a noi grazie alla pazienza di anonimi copisti che forse, nonostante la severa disciplina a cui erano solitamente sottoposti, si saranno permessi qualche sorrisetto sotto ai baffi.

Lo stesso gratificante effetto deve probabilmente aver fatto a Rinaldo De Benedetti, l’autore del prezioso libretto che vi consiglio, scegliere una cinquantina di poesie di Catullo e tradurle in versi  italiani idealmente fedeli al testo latino originale, sempre riportato per chi volesse cimentarsi in un confronto. Possiamo immaginarlo giovane ingegnere trentenne, non ancora divenuto il noto e apprezzato giornalista e pubblicista scientifico del secondo dopoguerra, ma già seriamente impegnato a guadagnarsi il pane per sé e i fratelli tra insegnamento della matematica ed editoria scientifica, dimenticare le difficoltà quotidiane immergendosi nel movimentato, godereccio ambiente della Roma preimperiale. Ambiente che Catullo pensava di conquistare con le sue rime e che fa da cornice al suo travagliato amore per l’incostante, seducente nobildonna romana cantata sotto il nome di Lesbia.

Il “Romanzo di Catullo” è però qualcosa di più di una bella raccolta di poesie. Esse sono il filo conduttore che ha consentito a Rinaldo De Benedetti di ricostruire in una prosa limpida ed efficace  non solo l’intensa vita del poeta dal suo arrivo a Roma, intorno al 64 a.C. come giovane, benestante provinciale di belle speranze al suo triste ritorno nella natia Verona, malato e disilluso, ma anche l’ambiente di vita di una certa gioventù romana priva di ideali e di scrupoli.

L’opera fu terminata nel 1935, in piena era fascista; De Benedetti, che non aveva voluto prendere la tessera del partito e che era di famiglia ebraica, non provò neppure a pubblicarla costretto com’era a scrivere di scienza e tecnica in clandestinità e sotto pseudonimo.  E’ rimasta in un cassetto fino allo scorso anno quando la figlia Anna, con l’incoraggiamento del professor Luca Serianni docente di linguistica all’Università La Sapienza e autore della bella presentazione, ha  riportato alla luce questa piccola gemma e l’ha fatta avere all’Edizioni LED che, da parte loro, ne hanno ricavato un raffinato libretto che sicuramente sarebbe molto piaciuto al suo autore.

Il romanzo di Catullo di Rinaldo De Benedetti, LED Edizioni Universitarie di Lettere Economia Diritto, Milano 2021, pp. 140, euro 22,00.

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