[di Maria Elena Gori]

FEDERICO D’AGOSTINO, voce di chi non è ascoltato

    [Federico D’Agostino]

“L’uomo D’Agostino è semplice schivo, l’artista è più complesso e volitivo. Ma l’arte si esprime per simboli e il simbolismo di D’Agostino non indulge in sottintesi: è lucido, inequivocabile. Le mani sono il lavoro, le scatole schiuse sono gli ambienti-prigioni; le frecce sono anche armi per colpire a morte. i colori hanno riferimenti intenzionali: azzurre sono la tuta dell’operaio e le strutture interne della fabbrica (anche il cielo e il mare sono azzurri, quasi contrapposti d’infinito a spazi grevi di scatole trafitte da frecce); il giallo è luce, bagliore di fiamma ossidrica, colore dei muletti e dei contenitori; il rosso, infine, fuoco, sole, violenza, sangue, è rosso, simbolo anche di amore. ” Così scriveva di lui Giuseppe Ciani nel 1972, quando lo incontra di nuovo, dopo la prima apparizione nel 1964 all’Hotel Excelsior, nella ben più importante collettiva “Testimonianza per Pinelli” 

[Copertina del catalogo mostra Testimonianza per Pinelli ]

organizzata dall’Arci e dal Comune di Siena in Palazzo Patrizi; l’eco dell’evento raggiunge anche la stampa nazionale e per la prima volta le opere del giovane Federico D’Agostino vengono pubblicate nel catalogo insieme a quelle di Baj, Crepax, Calabria, Rea, Emilio Vedova e gli altri maestri già noti che vi partecipanti. La mostra ha un tale successo di pubblico e di critica che anche altre città come Grosseto, Colle Val D’Elsa, Milano e Catania chiedono di poterla ospitare.

      [F. D’Agostino]

Tra i giornalisti, spicca il commento di Carlo Fini dell’Unità che afferma che “le opere che si allineano per comporre una testimonianza corale per Pino Pinelli vogliono in primo luogo sottolineare come l’arte è un momento della battaglia che ogni giorno si svolge per affermare la verità”.

La critica nazionale nota anche Federico e Raffaele de Garda mette in risalto le sue qualità per aver saputo rappresentare con “forte ambizione espressionista il senso di quella morte tragica e oscura”. Nello stesso anno partecipa alla collettiva

“100 artisti per il Vietnam” alla Masa di Venezia continuando a dimostrare la sua grande sensibilità per le vicende politiche e sociali a lui contemporanee.

  [F.D’Agostino – Valpreda il Bersaglio – Olio su tela]

L’attività artistica di Federico D’Agostino continua con altre mostre in Italia e all’estero e di pari passo va il suo desiderio di conoscere, di sperimentare e di continuare a dare voce non solo e non tanto a chi voce non ha, ma a coloro le cui voci vengono distorte, fraintese ed i loro corpi strumentalizzati, mercificati per incrementare la visibilità e le vendite di beni di consumo, o resi strumento del piacere altrui: le donne.

   [F. D’Agostino – La nascita della donna moderna]

La donna moderna di Federico d’Agostino nasce encefalica come i neonati, ma da un grande bozzolo coriaceo, ha una posizione simile ad un bruco ripiegato a metà su se stesso, è ancora carponi con il torace ripiegato sulle cosce mentre fatica a stendere le gambe ed acquisire la posizione eretta…. ma i suoi capelli corvini sono già fluenti nella loro piega perfetta, le sue mani affusolate sono valorizzate da n elegante velo di smalto arancione e grandi ali di farfalla si dispiegano sul suo dorso….

                            [La Mano Sulla Spalla metri 2×1 su tela]

    [F. D’Agostino – ad Angela 150×80]

Ma la condizione delle donne non è ancora come la immagina e la desidera per loro d’Agostino. Malgrado le istanze e le proteste del movimento femminista degli anni settanta siano al culmine, molti ancora sono gli stereotipi legati all’immagine e al ruolo della donna. Egli ne avverte il disagio, la frustrazione per l’ancora mal tollerata prevalenza dell’uomo, le differenze nel riconoscimento dei diritti e, talvolta, della stessa dignità intellettuale. Ecco allora che la potenza provocatoria ed espressiva di Federico d’Agostino esplode in denuncia, violenta, eclatante, con la serie dei nudi iperrealisti di grandi dimensioni. Erroneamente visti da alcuni come quadri erotici, per la loro ostentata violenza e pornografica fisicità, nascono invece da un senso di profonda empatia che il giovane e sensibilissimo artista prova per le vittime del maschilismo; ecco perché sono di così grandi dimensioni, a fondo bianco e nero sul quale risaltano, luminose, le pennellate morbide e sinuose che sfumano il beige nel disegnare corpi, mani che li stringono o accarezzano, contrapposti al rosso di gocce di sangue.

Ne emerge una donna quasi senza volto, ancora trattata come mero oggetto del desiderio maschile, o alla stregua di un trofeo di caccia da sfoggiare al proprio fianco, ma pur sempre sotto il controllo dell’uomo, come nel grande quadro “La mano sulla spalla”. 

[F. D’Agostino Europa 2]

Sono loro le donne eleganti che mi hanno colpito fin da bambina, non tanto per le strane pose, per le nudità o lo stillicidio di rosso che avevano alcuni quadri, quanto per i loro sguardi tristi, malinconici, fissi, quasi rassegnati… così incoerenti con l’immagine che sembravano avere di donne belle, ricche, eleganti e di successo.

  [F. D’Agostino Europa 3]

Intanto, si cominciano a vedere segni che torneranno nella pittura di d’Agostino e che come le vene d’acqua o i filoni d’oro affiorano di tanto in tanto, ma che nel tempo diventano cifra della sua poetica: le suggestioni del mito greco al cui significato più profondo ed allegorico si ispira per testimoniare con oggetti e figure contemporanei fenomeni e manifestazioni della società attuale. L’artista penetra in modo incisivo e critico il mondo dell’immagine e del messaggio pubblicitario.  La sua pittura si fa esteticamente meno violenta, i colori più morbidi e levigati, le sue opere più raffinate; la critica al sistema meno esplicita, più sottile e sofisticata. Nella serie “Il Ratto d’Europa” il posto del Toro, della divinità, viene preso dai nuovi simboli del potere de del successo e le novelle Europa vengono di volta in volta sedotte e rapite dal miraggio del successo e da auto di grossa cilindrata.

 [F. D’Agostino Ratto D’Europa]

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