[di R. Dominici]

[Giornata mondiale della salute mentale 26]
Ansia e depressione sono i disturbi più diffusi in assoluto e rappresentano la seconda causa principale di disabilità a lungo termine a livello globale e generano un costo economico globale stimato in circa 1.000 miliardi di dollari l’anno.
Nonostante ciò, i governi destinano in media solo il 2% del loro budget sanitario alla salute mentale.
Esiste purtroppo un treatment gap: La stragrande maggioranza delle persone colpite, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito, non riceve cure adeguate a causa dello stigma sociale e della carenza di professionisti.
Nel 2024 i servizi di salute mentale in Italia hanno assistito 845.516 persone.
Di queste, oltre 272 mila hanno avuto un primo contatto con i Dipartimenti di Salute Mentale e, nel 95% dei casi, era la prima volta nella vita.
Non si tratta di una questione individuale, ma di una consapevolezza collettiva.
Secondo l’indagine Censis del 2026, il 90,3% degli italiani ritiene possibile e necessario intervenire precocemente per evitare che i disturbi si aggravino.
Isolamento sociale, lutti, perdita dell’autonomia, solitudine e malattia possono pesare profondamente anche e soprattutto nella vita anziana.
Ma c’è un errore da non fare: non dobbiamo considerare la sofferenza psicologica come un’inevitabile conseguenza dell’invecchiamento.
Dinanzi a questi bisogni occorre attuare una serie di interventi per non lasciare nessuno da solo, per agire prima che sia troppo tardi.
Per rendere i Servizi accessibili sul territorio, capaci di accompagnare le persone e le famiglie.
Prendersi cura della mente significa prendersi cura della dignità di ogni persona, a ogni età.
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