I DIRITTI AL “CENTRO”

[A cura di Federica Gallinari, coordinatrice del Centro Diurno Disabili]

Il Centro Diurno Disabili di Cologno Monzese compie 40 anni.

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40 anni del Centro Diurno Disabili

[Locandina evento]

Una ricorrenza che non vuole soltanto ricordare una data importante, ma soprattutto raccontare l’evoluzione di un servizio che, dal 1985 a oggi, ha saputo crescere insieme alla città, trasformarsi e diventare un punto di riferimento per persone con disabilità, famiglie e operatori.

Quarant’anni di storia condivisa

Era il 3 febbraio 1985 quando l’Amministrazione Comunale inaugurò il primo Centro Socio Educativo per Handicappati a Cologno Monzese, negli spazi scolastici di via Pascoli.

Si trattava di un modello pionieristico, fortemente voluto dalle famiglie e sostenuto dal Comune, nato con una doppia finalità: offrire opportunità educative e occupazionali ai giovani con disabilità che avevano concluso il percorso scolastico; alleggerire il carico di cura quotidiana delle famiglie.

Da quel primo nucleo è cresciuto l’attuale Centro Diurno Disabili (CDD), che negli anni ha saputo diventare molto più di un servizio: un luogo vivo, aperto, capace di tessere relazioni, accogliere cambiamenti, rispondere ai bisogni emergenti e contribuire attivamente alla costruzione di una cultura più inclusiva nella città di Cologno Monzese.

Un doppio appuntamento per celebrare e raccontare.

La giornata celebrativa del 14 febbraio 2026 presso la Sala Pertini prevede la partecipazione di persone con disabilità, famiglie, operatori e istituzioni.

Dopo i saluti ufficiali e la presentazione della mostra, verrà proiettato un video-documentario realizzato attraverso interviste ai protagonisti della storia del CDD.

Sarà presente Giovanni Merlo, direttore di LEDHA, che interverrà sul tema: Centro Diurno Disabili un servizio da ripensare?

La mostra narrativa ‘Diritti Distorti al CENTRO’,

invece, si terrà dal 14 al 18 febbraio 2026 presso la Sala Crippa. Sarà aperta a tutta la cittadinanza e alle scuole, con un percorso espositivo fatto di fotografie, documenti, testimonianze, pannelli narrativi e materiali artistici creati nei laboratori del CDD.

Obiettivi dell’iniziativa:

I 40 anni del CDD rappresentano un’occasione per riconoscere e celebrare la storia del servizio; promuovere una visione della disabilità basata sui diritti; raccontare l’evoluzione del CDD dalle origini alle prospettive future; sensibilizzare la cittadinanza al valore della relazione, dell’incontro e della partecipazione sociale.

Un progetto costruito insieme alla città

La realizzazione dell’evento è il frutto di un lavoro condiviso tra il CDD di Cologno Monzese, le persone con disabilità e le loro famiglie, gli operatori e l’Amministrazione

Diritti-Distorti-al-CENTRO

[Diritti-Distorti-al-CENTRO]

I Temi della mostra “DIRITTI DISTORTI AL CENTRO – 40 anni di sguardi che cambiano”

1. PREMESSA E INTRODUZIONE

La mostra DIRITTI DISTORTI AL CENTRO nasce in occasione del quarantesimo anniversario del Centro Diurno Disabili, ma non si configura come una semplice celebrazione commemorativa.

Diritti-Distorti-al-CENTRO

[Tratto dalla mostra Diritti-Distorti-al-CENTRO]

Nasce piuttosto come un dispositivo culturale e narrativo, pensato per interrogare in profondità il modo in cui,  nel corso del tempo, è cambiato lo sguardo sulla disabilità, sulle persone con disabilità e sul loro ruolo nella comunità.

I quarant’anni di storia del servizio non vengono raccontati come una sequenza ordinata e lineare di tappe, ma come una trasformazione complessa, faticosa e non sempre coerente del pensiero, del linguaggio e delle pratiche educative e sociali.

La mostra non segue quindi un criterio cronologico, ma un criterio culturale ed esistenziale: le immagini, gli oggetti e le installazioni sono organizzati in base a ciò che raccontano in termini di visione del mondo, di relazione, di potere, di autonomia e di diritti.

Il progetto espositivo si fonda su un approccio artigianale e partecipato: materiali di recupero, collage, pannelli costruiti a mano, oggetti simbolici e opere realizzate all’interno dei laboratori diventano parte integrante della narrazione.

L’allestimento non è solo contenitore, ma parte del contenuto: la mostra stessa è il risultato di un processo educativo e collettivo.

Il visitatore non è chiamato semplicemente a guardare, ma ad attraversare uno spazio che cambia progressivamente forma, luce e linguaggio. Il tempo della mostra non è storico: è esperienziale.

2. IL PERCORSO

L’intero percorso espositivo è articolato in tre grandi stanze, che non rappresentano tre epoche, ma tre posizioni culturali e simboliche. 

Prima stanza – Il sistema che contiene

La prima stanza è dominata dal bianco e nero, da pannelli densi, da immagini stratificate.

Al centro dello spazio è collocata una vecchia carrozzina, non come oggetto nostalgico, ma come presenza simbolica di un’epoca e di una mentalità.

Qui la disabilità appare soprattutto come qualcosa da gestire, proteggere, contenere.

Diritti-Distorti-al-CENTRO

[Tratto dalla mostra Diritti-Distorti-al-CENTRO]

Il Centro nasce anche così: come risposta necessaria a bisogni reali delle famiglie, ma dentro una cultura che metteva il problema prima della persona.

I muri di questa stanza non sono solo architettonici: sono fatti di linguaggi, ruoli, buone intenzioni che diventano confini. In questo spazio il visitatore non osserva soltanto: si sente dentro un sistema.

Seconda stanza – L’ostacolo e la trasformazione

Nella seconda stanza il percorso cambia forma. Al centro dello spazio è collocata un’installazione ingombrante che costringe a deviare, rallentare, ripensare il proprio movimento: la disabilità diventa ostacolo fisico e simbolico, per sé e per gli altri.

Intorno compaiono grandi sagome, sculture, segni, presenze. Il muro non è più compatto: si incrina.

Questa è la stanza delle crepe, dei tentativi, degli errori, delle prime domande vere. È il momento in cui il sistema non basta più e comincia, faticosamente, a trasformarsi.

Le persone con disabilità non sono più soltanto oggetti di un progetto: iniziano a diventare presenze, voci, soggetti.

Lo spazio è volutamente instabile, ibrido, non pacificato. Perché il cambiamento non è mai ordinato.

Terza stanza – Lo sguardo che si apre

L’ultima stanza si apre al colore, alle relazioni, alla dimensione collettiva e alla vita condivisa.

Qui compaiono le immagini della partecipazione, dell’autonomia, dell’essere nel mondo. Una proiezione sul tema della bellezza attraversa lo spazio, a ricordare che anche la bellezza è un diritto, non un lusso.

Due specchi chiudono simbolicamente il percorso. Sotto uno è scritto “handicappato”, sotto l’altro “persona”. Non è una didascalia, ma una domanda rivolta direttamente a chi guarda: da che parte dello specchio stiamo guardando?

Questa stanza non racconta una vittoria, ma una possibilità. Perché i diritti non sono mai acquisiti per sempre: esistono solo se vengono praticati, sostenuti, difesi. Altrimenti si svuotano, si deformano, si distorcono.

Il corpo dentro la mostra

L’uso degli oggetti, delle installazioni, delle sagome e dei dispositivi spaziali non ha una funzione decorativa, ma strutturale.

Il visitatore non è solo spettatore: deve girare intorno, attraversare, evitare, avvicinarsi, riconoscersi.

Il corpo è coinvolto quanto lo sguardo.

Perché la disabilità non è un tema. È una relazione.

3. CONCLUSIONI

Il percorso non si chiude con una conclusione rassicurante.

Si chiude con una responsabilità.

Questa mostra non è solo la storia di un servizio. È una domanda rivolta a tutti:

chi mettiamo davvero al centro?

E chi lasciamo ancora, oggi, ai margini?

DIRITTI DISTORTI AL CENTRO non dice: “Siamo arrivati”.

Dice: “Siamo dentro. E non è finita.”