[di Ernesto Miramondi]

A CASA CERVI

Festa del 25 Aprile 2026 a Casa Cervi- il palco

[Festa del 25 Aprile 2026 a Casa Cervi- il palco foto E.Miramondi]

Quest’anno ho voluto cambiare, non più la consueta manifestazione del 25 Aprile.

Quella confortante parata che, puntualmente ogni anno, possiede la capacità di rinfrancarmi.

La cadenza di un ritrovarsi in un rito collettivo, ogni anno, nel medesimo luogo, Porta Venezia, con le stesse bandiere, gli slogan, quelli che hanno segnato il mio percorso politico e culturale in più di mezzo secolo di vita, ha per me un potere rivitalizzante.

Un vero e proprio atto taumaturgico per il mio spirito, capace di dare grande sollievo al mio inconscio, fugando la grande paura che molto spesso mi assale, quella di un mondo che si sta sgretolando pezzo per pezzo, lasciando solo un grande vuoto in sostituzione di quegli ideali e valori a cui ho sempre aderito, con tutto il mio cuore.

La paura di un mondo senza umanità, un luogo di solitudine.

Ma poi, accade la celebrazione del 25 Aprile, con i suoi colori, il suo spirito di libertà, le migliaia di facce che si cercano e un sentire unico che accumuna.

E allora, in quegli istanti, mi viene da pensare che forse la società civile non è morta, forse i valori di pace e fratellanza non sono solo un appannaggio retrò dei molti, senza un vero senso comune, forse…, per dirla come Ivan Della Mea in una canzone del ’69, “l’idea l’è no morta”.

Però quest’anno ho sentito forte, più di altre volte, il desiderio di qualcosa di più. Ho sentito la necessità di riappropriarmi ancora del significato più vero dell’essere resistenza antifascista.

Certo! È un pensiero ben strano per uno come me, che non ha mai praticamente smesso d’essere un militante ma, è così, ho sentito la necessità in un certo senso di fondermi, vibrare in perfetta sintonia con quelle due parole, resistenza e antifascismo.

E non in un’immagine stereotipata, sbiadita e incartapecorita dagli anni e dai costanti fiumi di parole in ogni senso e in ogni direzione.

Una cacofonia fatta spesso di tornaconti politici in cui diventa francamente difficile riconoscere e riconoscersi.

Specialmente quando viene detto che il 25 aprile è la data di tutti gli italiani.

Immagine famiglia Cervi 1943

[Immagine famiglia Cervi 1943]

Ho dunque deciso di commemorare la festa della liberazione a casa Cervi, ed è stato per me una cosa memorabile.

Certo molto ha fatto il luogo, il bellissimo clima di festa che si respirava. Le bancarelle, il grande prato colmo di sguardi gentili che parlavano la mia lingua, l’ottima musica e, non ultimi, gli interventi che provenivano dall’enorme palco; portavano con loro messaggi di iniziative e fermento di festa.

25 Aprile a Casa Cervi

[25 Aprile a Casa Cervi-2026]

E poi i giovani, tantissimi giovani, nel prato, con le stesse canzoni che cantavo io alla loro età e che credevo scomparse se non tra i cunicoli della mia anima; giuro che alle prime note de “Siamo i ribelli della montagna”, cantata a squarciagola da centinaia di ragazzi ho percepito il mio cuore battere un po’ più forte.

Magia di un attimo che sa dirti molte cose di te e del mondo attorno a te.

Di quello che non viene scritto sui giornaloni ma che resiste, è palese, e si chiama resistenza.

E non tanto come parola che sa esprimere la necessità di un fare comune, anche, ma non solo.

Piuttosto come l’azione di cuore indomito che non vuole sottostare alle ingiustizie, che si rialza per cambiare, per dare voce alle necessità, al bisogno di costruire una società sempre migliore, sempre più attenta ai bisogni di tutti, tutti insieme, donne, giovani, anziani, tutti, ma proprio tutti, in un solo moto di dignità e resilienza.

Casa Cervi targa commemorativa

[Casa Cervi targa commemorativa]

Ed è qui che ho ritrovato il mio senso dell’antifascismo, rispondendo poi alla domanda/esigenza che mi ha portato qui, in Emilia, tra i filari di una terra mai mutata.

E l’ho ritrovato grazie anche al modo magistrale di raccontare di Mirco Zanoni, il coordinatore culturale di Casa Cervi.

Una narrazione accurata, pragmatica, di chi conosce bene luoghi e genti. Per nulla eroica perché un paese non ha bisogno di eroi, anche se poi, dalle necessità nascono gesti di un coraggio straordinario, come gli atti di valore compiuti dalla resistenza partigiana.

Dal racconto di Mirco emerge uno straordinario spaccato del mondo contadino di quel tempo, con tutte le necessità quotidiane, basilari, come coltivare la campagna al ritmo delle stagioni e il governo del bestiame.

Un mondo senza fronzoli eppure capace di stupirsi, di sognare davanti alle innovazioni come davanti ad un mappamondo o alla stupefacente forza utile di un trattore.

Gente semplice sì, ma dalla dignità incrollabile, indomabile.

Non eroi ma persone comuni che nel quotidiano hanno saputo dire no, non ci sto.

No alle imposizioni, alle leggi inique, alla guerra. No alle prepotenze e ingiustizie di ogni genere.

Festa del 25 Aprile a casa Cervi

[Festa del 25 Aprile 2026 a casa Cervi]

Ed è lì, in quel coacervo di sentimenti che nasce la resistenza e l’antifascismo, nel mondo contadino come nelle fabbriche, nella solidarietà spontanea prima ancora che nelle teorizzazioni di grande respiro.

Una spontaneità di intenti che li ha portati ad imbracciare un’arma e salire in montagna, così, come fece mi padre e mio nonno.

Ed è proprio quello spirito che colgo per poi portarlo con me, nel mio quotidiano.

Insieme a libri di autori che hanno fatto la storia, insieme ai giovani che dal palco indicavano la loro via, ai docenti, alle organizzazioni tutte di una società civile che non vuole soccombere, al nonno con il suo bicchiere semipieno.

Ma con il cuore là, nello spirito e la tenerezza che quasi commuove.

Un grazie speciale a Casa Cervi.