[Di Sara Sesti]

COSTRETTE A FINGERSI UOMINI NELLA SCIENZA 

[Foto tratta dal libro SCIENZIATE NEL TEMPO, Ledizioni, Milano 2020]

Agnodice (IV secolo a.C.)

Fu la prima ginecologa. Di buona famiglia ateniese, si tagliò i capelli e si travestì da uomo per studiare medicina con Erofilo, uno dei più rinomati medici dell’epoca, che insegnava ad Alessandria d’Egitto. Il travestimento fu reso necessario dal divieto di studiare medicina imposto alle donne e agli schiavi. Conclusi gli studi, rientrò ad Atene, dove diventò un’ostetrica molto ricercata. Usava mettere le pazienti a loro agio sollevando le vesti per rivelare il proprio sesso. Gelosi del suo successo, i medici la chiamarono davanti all’Areopago e la accusarono di sedurre le pazienti (cosa vietata dal giuramento d’Ippocrate, ora come allora).  In tribunale lei sollevò di nuovo le vesti. Secondo la legge ateniese, per aver praticato la medicina sotto mentite spoglie, venne quindi condannata a morte. Nell’udire la notizia, numerose mogli di ateniesi illustri circondarono il tribunale e minacciarono di uccidersi contro l’esecuzione della sentenza.  Ottennero non solo che Agnodice continuasse a esercitare, e finalmente in abito femminile, senza doversi più nascondere, ma che la legge venisse cambiata e che le donne nate libere potessero svolgere la professione medica, alla condizione che curassero soltanto altre donne. Così racconta Gaio Giulio Igino nelle “Fabulae”, dove afferma che quella era la prima volta che tale privilegio veniva esteso alle donne. Secondo altre fonti, invece, pare che le ginecologhe esercitassero già nel V secolo a.C. , mentre per altri storici Agnodice, cioè “casta e giusta”, sarebbe il soprannome di Fanostrata che una stele funeraria indica come ostetrica (maia) e medico (iatros).

 

[Immagine tratta dal web]

Sophie Germain (1776-1831)

Le donne di scienza sono sparite dai libri di storia non solo per negligenza degli storici, ma anche perché – per essere prese in considerazione – dovevano pubblicare col nome dei mariti o con uno pseudonimo maschile e perciò, spesso le loro opere venivano attribuite ai maestri. Questo fenomeno si attenuó (senza mai sparire del tutto) solo quando le ragazze ebbero accesso alle università e agli studi superiori, cioè dal 1876. Sophie Germain, figlia di un ricco mercante di seta parigino, fu affascinata dalla matematica fin da bambina, quando a 13 anni lesse della morte di Archimede, troppo intento a cercare la soluzione di un problema geometrico per rispondere ad un gendarme romano che per rabbia lo uccise. Da allora fu colpita dalla magia del mondo dei numeri. Studiava di nascosto di notte, a lume di candela, contro la volontà dei genitori che lo ritenevano un interesse poco femminile. Negli anni, la famiglia fu costretta ad accettare la sua passione per la matematica e la fece seguire da un ottimo istitutore privato. Per accedere a studi superiori, poiché l’École Polythécnique di Parigi era preclusa alle donne, decise di assumere un’identità maschile.  Con lo pseudonimo di “Antoine – Auguste Le Blanc” inizió una corrispondenza con il grande matematico Joseph Lagrange. I suoi lavori furono molto apprezzati dal professore che ne volle conoscere l’autore. Non si scandalizzò quando scoprì che era una ragazza, anzi la incoraggiò  ad approfondire i suoi studi sulla nascente Teoria dei numeri e sul Teorema di Fermat, un rompicapo che ha impegnato per anni centinaia di studiosi.  Sophie entrò a pieno titolo nella comunità dei matematici e trovò un altro mentore anche in Carl Gauss. La “Memoria sulle vibrazioni delle piastre elastiche” fu il suo contributo più importante alla Matematica, un lavoro ricco di brillanti intuizioni che gettò le fondamenta della moderna teoria dell’elasticità. Peccato che lo studio passò alla storia col nome di “equazione differenziale di Lagrange”, corretto solo recentemente in Lagrange-Germain.  Quando la studiosa morì, sul certificato di morte non venne riconosciuta come matematica, ma solo come possidente terriera, un’altra cancellazione del suo lavoro e del suo valore.

 

                                    [Immagine tratta dal Web]

Émilie du Châtelet (1706-1749)

Col suo metro e settantacinque di altezza, si doveva travestire da uomo per raggiungere i suoi amici matematici Mapertuis e Moreau al caffè dove gli scienziati si riunivano per discutere di filosofia. Émilie Le Tonnelier de Breteuil, maritata con il marchese du Châtelet, era un’aristocratica nota ai più per essere stata l’amante del filosofo François-Marie Arouet, meglio conosciuto come Voltaire. Si racconta, però, che sia stata lei a istruirlo alla filosofia, introducendolo all’astrazione filosofica e al mondo dei concetti. Studiosa di matematica, fisica e delle scienze naturali,  Émilie fu la prima delle “Femmes Savantes”, tradusse i “Principia” di Newton in francese contribuendo a divulgare in Francia la  “nuova scienza” newtoniana che soppiantò la fisica cartesiana allora in auge. Fu una donna estremamente libera. A dispetto degli obblighi sociali, non si è mai sottomessa ai pregiudizi della sua epoca e ha saputo dar prova di stravaganza. Sposata con figli, ebbe molti amanti. Morì di parto a 43 anni.

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(*) Per approfondire:”Scienziate nel tempo. Più di 100 biografie”, Ledizioni 2020, pag.250